mercoledì 11 febbraio 2009

Fame di giustizia

Ieri mi è capitata un'esperienza nuova e interessante. 
In una delle circa 100 newletter a cui sono abbonata, mi è arrivato l'invito ad un convegno a Roma "Fame di Giustizia" La Ristorazione Collettiva Solidale come pratica territoriale di Responsabilità Sociale."
Non ero davvero coinvolta, ma mi ha incuriosito il tema. Ci sono andata con l'idea di sentire una relazione, visitare la "Città dell'Altra Economia" e tornarmene a casa. Non ce l'ho fatta: sono rimasta fino alla fine.

L'evento partiva dalla esperienza del Comune di Roma di introdurre nel 
menu delle mense alcuni prodotti provenienti dal Commercio Equo e Solidale (CEES). Se pensate che si parla di 150.000 pasti al giorno, potete capire l'effetto che comporta nell'economia italiana, ma anche di paesi come il Kenia (da cui provengono le banane), il Perù, il Cile e l'Equador che forniscono la materia prima per il cioccolato e per i biscotti.
Certamente rimangono alcuni punti irrisolti (per esempio come sviluppare la dimensione pedagogica di tali esperienze, la necessità di andare così lontano a comprare gli ingredienti per le cucine italiane, i controlli e le certificazioni necessarie, l'esigenza di una legge che garantisca i consumatori e protegga il commercio autenticamente equo), ma nel complesso l'eperienza è affascinante. I servizi pubblici che, invece i rincorrere i consensi, puntano ad un ruolo di traino per un'economia che aiuti lo sviluppo sostenibile, il risparmio energetico e l'equità economica e diminuisca la produzione di rifiuti sono un esempio anche per il privato. E i prodotti del CEES sono molto apprezzati dagli addetti e dai bambini!
Ascoltando il professor Becchetti dell'università di TorVergata parlare del valore economico della solidarietà, mi tornava in mente un professore della Luiss che, anni fa, definiva senza futuro il CEES perchè contrario alle leggi della concorrenza. Temo che siano quelli che credevano in un'economia della concorrenza che scappano dalle banche come i topi dalle navi che affondano, mentre gli apicoltori cileni della Apicoop, negli stessi anni, hanno moltiplicato le loro arnie, migliorato la qualità della raccolta del miele, differenziato la produzione iniziando la coltivazione di mirtilli e possono sognare di mandare i loro figli all'università.
Naturalmente per me è stata anche l'occasione per fare spese di prodotti che abbiano, oltre alla qualità, anche il plusvalore della solidarietà (non della beneficienza, come qualcuno pensa ancora). 
Mi sono anche lasciata tentare dal CousCous palestinese, anche se non so se riuscirò mai convincere Antonio a mangiarlo. Dovrò invece difendere i biscotti al cioccolato. Credo che ora mi scalderò con una bella tazza di Carcadè !

FONTE

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